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L’accompagnatrice

Intorno a me c’era la gloria di un’altra, la bellezza di un’altra, la felicità di un’altra, e quel che è peggio, sapevo che erano ben meritate, che se non fossi stata seduta al piano, sul palco dove nessuno mi notava o in un cantuccio del camerino, dietro a Marija Nikolaevna, ma in mezzo alla folla che l’applaudiva e correva per vederla all’uscita degli attori, l’avrei anch’io voluto parlare, toccarle la mano, vederla sorridere. Ma adesso sognavo solo di trovare un punto debole in quell’essere forte, di aver in pugno la sua vita qualora mi diventasse intollerabile rimaner nella sua ombra. Nina Berberova L’accompagnatrice Feltrinelli, 2008 traduzione: L. Prato Caruso                                 in copertina: Ryan McVay/Stone/Getty Images Consigliato accanitamente da Emy Ceravolo

Perché i coccodrilli sono ballerini?

Nel laboratorio di lettura ad alta voce Noi Superlettori i protagonisti sono i bambini. Mi piace indurli a scoprire che i libri, e le storie che essi contengono, possono esistere proprio grazie alla loro voce, una diversa dall’altra e tutte importanti. Ciascun laboratorio è costruito su misura per il gruppo di bambini che ho davanti, mi metto in ascolto e di volta in volta sono loro a suggerirmi l’approccio migliore. Nel caso della lettura ad alta voce di “Casca il mondo” ho incontrato bambini curiosi, che si sono divertiti a leggere, giocare con le parole e il loro significato, a “scervellarsi” per trovare le domande giuste da rivolgere alla scrittrice. E in questo sono stati fantastici, hanno lavorato con le loro teste e le loro emozioni, e per me è sempre un grande piacere essere il tramite, per scovare nuove visioni di storyreading che aiutino a stabilire un contatto genuino e virtuoso con il libro e la lettura. L’intervista dei bambini della scuola primaria del laboratorio di lettura ad alta voce Noi Superlettori alla scrittrice Nadia Terranova è la felice conclusione di questa storia di lettura. Enea, Gabriele Come mai hai scritto “Casca il mondo”? Nadia Terranova Nel 2009 un terremoto ha colpito alcune zone del centro Italia, tra cui L’Aquila, una bellissima e viva città universitaria. Il suo centro storico è stato sgomberato, perché ritenuto inabitabile e rischioso. Negli anni successivi mi sono recata spesso lì per incontrare bambini e studenti con i miei libri e immaginavo le case vuote e i bambini che desideravano tornarci. Nel frattempo, in un centro di prima accoglienza, ovvero un posto dove transitano le famiglie di migranti che scappano dalla guerra, vedevo giocare alcuni bambini fuggiti da situazioni terribili. Anche loro erano sopravvissuti a un brutto evento. Non vedevo differenza fra loro: sia nel primo caso che nel secondo volevano solo tornare a casa. Perché il protagonista si chiama Oscar? Nadia Terranova È il nome di un mio caro amico con cui per la prima volta ho parlato del libro. Enea Hai mai scritto libri senza disegni? Nadia Terranova Sì, tanti! Gabriele Perché i coccodrilli sono ballerini? Nadia Terranova Sono lunghi e flessuosi, perciò secondo me quando non li guardiamo danzano. Matilde Perché hai scritto un libro di terremoti? Nadia Terranova La mia città, Messina, nel 1908 è stata colpita da un terremoto e completamente ricostruita. Penso spesso che potrebbe accadere di nuovo, la paura mi fa sentire fragile, se invece scrivo divento più forte e la supero. Quando hai iniziato a scrivere libri? Nadia Terranova Dieci anni fa. Sofia Qual è la tua autrice preferita? Nadia Terranova Natalia Ginzburg. Perché il protagonista è un maschio? Nadia Terranova È bello a volte immaginare di essere qualcun altro e poter cambiare genere, età, città…La scrittura permette questi voli di fantasia. Giovanni Quanti giorni, ore, settimane, minuti ci hai messo per scrivere “Casca il mondo”? Nadia Terranova L’ho pensato per sei anni, e poi l’ho scritto in un mese. Quanti libri hai scritto in tutta la tua vita? Nadia Terranova Otto. Sofia, Giovanni Ti è mai capitato un terremoto? Hai mai visto un terremoto? Nadia Terranova Ho sentito spesso le scosse, di terremoti gravi ma lontani, e di terremoti vicini e meno gravi. Cecilia Hai mai provato nostalgia? Nadia Terranova Sì, tante volte. Quale sentimento provi di solito? Nadia Terranova Il mio carattere è malinconico ma positivo. Qual era la tua migliore amica quando eri piccola? Nadia Terranova Si chiama Simona e ha un anno meno di me. È difficile diventare scrittrice? Nadia Terranova Se ti piace farlo, lo è meno che diventare astronauta! Amavi qualcuno quando eri in terza elementare? Nadia Terranova Sì, il mio fidanzato che si chiamava Valentino. Ami il sole, cioè il caldo o il vento, cioè il freddo? Nadia Terranova Mi piacciono le giornate fredde ma luminose, l’inverno con il sole. Rebecca Da 1 a 10 quanto ti piace scrivere libri per bambini? Nadia Terranova 11. Dei libri che hai scritto quale ti piace di più? Nadia Terranova Tutti. Tutti i Superlettori “Il tempo non è veramente il tempo se hai il coraggio di smontarlo.” Che cosa vuol dire? Nadia Terranova Che possiamo sempre fare qualcosa per cambiare le cose, anche quelle che sembrano immobili. Ti senti sempre ascoltata? Nadia Terranova Purtroppo no, e allora mi metto a scrivere. Tutti i Superlettori Grazie Nadia! Il tuo libro ci è piaciuto tantissimo! Un grazie a tutti anche da parte mia, M. Roberta Cattano         Casca il mondo, Nadia Terranova, ill. Laura Fainelli, Mondadori, 2016. “… il problema è che i bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un’elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. Il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all’indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.” (Nadia Terranova) Il laboratorio di lettura ad alta voce Noi Superlettori è ideato e condotto da M. Roberta Cattano e organizzato presso la Biblioteca Caterina Bon Brenzoni di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Nadia Terranova è stata ospite dell’appuntamento letterario Venerdì d’Autore, dove ha presentato “Gli anni al contrario” (Einaudi, 2015), il romanzo letto ad alta voce al Club delle Accanite lettrici e Accaniti Lettori.       

Vorremmo conoscere le parole mai dette

Finita la lettura, “Le parole mai dette” è rimasto a lungo sul mio comodino, come se non fosse terminato del tutto. Continuavo a sentirne la forza, legata a uno stile pacato, discreto e netto, determinata dalla peculiare narrazione in prima persona plurale. Questo “noi” è un costante invito ad abbandonarsi alla poesia che pervade ogni singola visione. Un romanzo che mi ha sorpresa per le parole sospese, trattenute, taciute, cambiate per raccontare l’umano vacillare di fronte al mistero della vita, dell’amore, dei legami e degli affetti. “C’era una volta una brutta bambina appena nata. La storia comincia così.” Lei è la figlia maggiore, la bambina che la madre non avrebbe voluto e che ha cercato di non far nascere. “Sommersa da un pudore fuori luogo” si ostina a tenerla dentro di sé. Solo il forcipe e le mani del medico riescono a dare la luce alla bambina. La madre piange, la bambina sbraita di rabbia. Il padre con le sue carezze placa il pianto della madre, e poco a poco si attenuano anche le urla della bambina. “Ci sorprendiamo a pensare che, fin dall’inizio della loro storia, esista tra quei tre un filo invisibile, un legame quasi magico”. È la magia di una fiaba solo in apparenza distante, in realtà più prossima di quanto si possa immaginare, che attraversa paesaggi interiori, profondità emotive, scorci di solitudini, orizzonti di legami indissolubili. Non sapremo mai il nome della protagonista. Lei ci appare come una sorta di invincibile creatura, quasi una fata o un angelo, che si prende cura del padre, della madre e dei numerosi fratelli e sorelle, stretta a quei nodi invisibili che avviluppano e aggrovigliano la famiglia, mai chiari, perché celano ad arte un’origine misteriosa. “Ci chiediamo se la madre non faccia nascere tutti questi figli unicamente per mettere in gioco la propria vita a ogni nascita, per sentire il panico del padre all’idea di perderla e poi la sua indicibile gioia quando la ritrova viva, intatta… L’amore tra loro è irragionevole, vertiginoso, furioso. Fa quasi paura. Nemmeno le fiabe arrivano a immaginare che ci si possa amare a tal punto.” Poi un giorno la figlia se ne va. Decide di cercare se stessa lontana da quella famiglia. “Probabilmente è questa attitudine al totale e improvviso mutamento che le ha permesso di separarsi dai suoi cari con così poche difficoltà: come il suo fisico, anche la sua vita può in ogni momento cambiare.” Legge e sogna di incontrare un amore completo e che la illumini, un amore capace di andare oltre il comune senso di abbandono e felicità, come quello che provano i suoi genitori. Incontrerà Jean, solo l’ombra fraterna del sentimento che cerca. Poi arriva Tom, e con lui scoprirà il calore del desiderio, la delicatezza e la sensualità racchiuse nel tocco di una carezza. Ma Tom, uomo sposato, la lascerà di nuovo da sola. Non ci resta che seguire la protagonista e rimanere con lei fino a quando: “Nel silenzio del suo piccolissimo appartamento, nell’intimità di quel luogo in cui nessun altro è mai stato ammesso, dove non si è mai sentito altro suono che la sua voce che parlava da sola, scaturisce un canto. È la voce del cuoco, una voce quasi mormorata, senza nessuno strumento ad accompagnarla, il tenero canto di un uomo per lei. Il cuoco canticchia un’aria lenta e dolce, e vediamo lei tremare, e chiudere gli occhi per l’emozione. Il cuoco canta e lei rimane in piedi al centro del minuscolo appartamento, tremante, nella delicatezza di quel canto registrato solo per lei – la bambina a cui né il padre né la madre hanno mai cantato una ninnananna per farla addormentare.” Una lettura accanitamente consigliata a chi segue il piacere di immergersi e scandagliare le incredibili profondità dell’animo umano, a chi crede che vacillare non significhi per forza cadere, a chi si sorprende a riconoscere e trattenere il respiro di fronte a una meraviglia inaspettata. M. Roberta Cattano Violane Bérot Le parole mai dette Traduzione di Tommaso Gurrieri In copertina: un disegno di Roberto Mastai Edizioni Clichy (2016)

Due giornate al Salone del Libro di Torino

A Torino. Mi preparo. Vado. Vi racconterò. ••• Sono appena salita sulla Metro e immediatamente cerco un appiglio, lo trovo in fianco a due signori che stanno conversando. Uno ha una corporatura importante e l’altro no. Guardo verso l’esterno e scorgo il volto del tipo magrolino, assomiglia a Moresco penso. È Antonio Moresco correggo il pensiero. Lui si accorge che ho capito, riconosciuto. E si gira verso di me. Devo aver balbettato qualcosa tipo “peccato non avere una copia con me” e allo sguardo in sospeso di lui ho precisato, una copia di un suo libro da farmi autografare”. Poi la corsa ha proseguito e così la sua conversazione con il suo interlocutore. Quando siamo arrivati alla fermata Lingotto (il capolinea) si è girato verso di me ha allungato la mano e io ho risposto alla stretta e all’augurio di una buona giornata al Salone. ••• Si partecipa. Per “Lo scrittore e il suo doppio” María Teresa Andruetto, autrice argentina presenta Lingua Madre (Bompiani), con Ilide Carmignani, Beatrice Masini e la traduttrice Federica Niola. Muy interesante! ••• La cosa buffa è che reincontrerò Antonio Moresco più tardi, ospite di Fahrenheit, diretta Radio 3 conduce Marino Sinibaldi con Loredana Lipperini, e quando finisce il suo intervento esce dallo “studio” poi nell’incamminarsi passa accanto a me, mi riconosce e mi saluta di nuovo con un sorriso, ricambiato.  ••• Care accanite lettrici, che ne dite di leggere e invitare Loredana Lipperini? Le ho già consegnato l’accanita borsina. ••• Un attimo di relax nella lounge del Circolo dei lettori di Torino. ••• Vedo gente faccio cose. Al Salone. Qui c’è Daniel Pennac, la sua traduttrice Yasmina Melaouah, Ilide Carmignani e la bravissima interprete. La coda. C’era. Ma ne è valsa la pena.  La lingua, le parole che mancano, quelle che scompaiono, le metafore e il loro succo. In ascolto. Rimango. ••• Davvero un Salone del Libro affollatissimo quello di quest’anno, insomma, un grande incoraggiamento alla lettura e quindi come sempre: Rilassati e Leggi!  

Il venerdì d’autore tra libri, vino e piccole cose

“I nomi che diamo alle cose” di Beatrice Masini arriva in Valpolicella Venerdì 5 Maggio 2017, alle ore 20:45, in Villa Brenzoni Bassani a Sant’Ambrogio di Valpolicella si è tenuto l’evento “Venerdì d’autore” organizzato dall’Associazione Botta&Risposta in collaborazione con il Club delle Accanite Lettrici (e Accaniti Lettori) e con il Patrocinio del Comune di Verona e del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Ospite della serata Beatrice Masini, giornalista, traduttrice, editor, che ha presentato il suo ultimo libro “I nomi che diamo alle cose”, edito da Bompiani (2015). Al termine, una degustazione di vini del territorio – Amarone e Valpolicella Classico – proposti da Tedeschi Wines e un buffet della pasticceria La Dolce Linea. Beatrice Masini sceglie le piccole cose, quelle di tutti i giorni e dà loro un nome preciso. Lo racconta al “Venerdì d’Autore” in un dialogo aperto e diretto con la scrittrice Mariapia Veladiano, già ospite all’evento con i romanzi “La vita accanto” (Einaudi, 2011), “Il tempo è un Dio breve” (Einaudi, 2012) e “Una storia quasi perfetta” (Guanda, 2016). Il dialogo si apre con una particolare attenzione rivolta al titolo, in cui si identifica il ritmo delle parole tipico della poesia, rintracciabile in autori illustri quali D’Annunzio, Pascoli e Montale. È proprio l’autrice del romanzo, in proposito, ad affermare: «Trovo che tutte le parole siano importanti tanto per il suono quanto per il senso. Spesso senso e suono vanno insieme e nella poesia questo succede in modo estremo, cercato, deliberato». L’uso delle parole – quelle giuste – lo conosce bene anche Anna, la protagonista, che si ritrova catapultata «in una casa che non è la sua, in un ambiente in cui non ha radici» e lo spiega proprio nel quarto di copertina con una frase che, durante la serata, è piaciuta a tutti i presenti: «Più il tempo passa più mi piacciono le cose semplici, elementari, lisce come sassi su una riva. Bello, buono, pane, cielo, bene, male, cosa. Ci vuole coraggio, suppongo, a farne uso». Al contrario di Iride Bandini, l’altra protagonista, che ha trascorso la sua vita alla ricerca delle parole “speciali”. L’attenzione, per tutto il romanzo, non poteva che essere sui nomi. Nomi di cose, di case (Villa Biglia), di donne (Iride), di uomini (Tiziano), di bambini (Gregorio), scelti con singolare semplicità, eleganza, gusto raffinato e originalità. Nel romanzo si trovano riferimenti a Fernando Bandini – la cui curiosità arriva, appunto, dal cognome della seconda protagonista, Iride – , poeta vicentino del Novecento. Ecco qui la trama del libro: Spesso quando si desidera distrattamente qualcosa si finisce per ottenerlo senza sapere che farsene. È quello che scopre Anna, quarant’anni, un passato prossimo doloroso e irrisolto, un presente di lavoro-passione e leggerezza forzata, quando Iride Bandini, celebre autrice per ragazzi conosciuta anni prima, le lascia in eredità una piccola casa, la portineria della sua proprietà: un curioso, eccessivo gesto di gratitudine che invita Anna a cambiare vita senza rifletterci troppo. Dalla città alla campagna, passato un periodo in solitario nuovi legami s’impongono, si rendono necessari: un capomastro gentile e devoto, l’ex segretaria e il figlio irrequieto della scrittrice, uno sceicco che non è uno sceicco, una coppia di contadini con bambine, tutti sembrano volere qualcosa da Anna, come se la sua presenza in quel luogo non fosse quasi casuale ma richiesta. E poi c’è una raccolta di fiabe inedite ritrovate in una scatola di latta, ci sono le storie di guerra e d’amore che solo certe case sanno raccontare, e i conti da fare coi propri nodi quando continuano a stringere, a far male. Un romanzo che parla della cura degli altri e delle cose, di madri buone e figli cattivi o viceversa, di vino, cani e fantasmi, del peso da dare a ciò che si fa e alle parole che si scelgono per definirlo.   “I nomi che diamo alle cose” è senza dubbio un libro profondo, ispirato, dal grande valore intrinseco del senso vero della vita, della bellezza delle cose piccole ed essenziali, di maternità e paternità sfiorata – «che è il mestiere più difficile al giorno d’oggi» afferma l’autrice – , di scrittori bugiardi lontani dallo stereotipo comune sempre sorridenti e divertenti, di rinuncia, di virtù, di infanzia e di coraggio. L’incontro si è concluso con la domanda di Roberta Cattano, traduttrice editoriale e collaboratrice redazionale, Presidente dell’Associazione Botta&Risposta e del Club delle Accanite Lettrici, «Ma tu, quanto leggi?», a cui l’autrice ha risposto così: «Io ho la fortuna di essere pagata per leggere. Leggo tanto, leggo anche per lavoro. Sono pagata anche per scrivere, ma leggere è meglio». Ecco una citazione direttamente dal libro, pag. 128: “Mettersi in ascolto è come vagare in un’immensa biblioteca a cielo aperto, e per forza ci vuole un tetto di niente, perché non ci sono limiti, non si possono chiudere in una stanza o in un palazzo le storie delle cose del mondo. A volte pone i suoi problemi, perché chiede complicità e opinione, e alla fine ci si macchia anche a prendere tra le dita, pianissimo, un’ala di farfalla. Ma è la vita che è sporca. Se ci si occupa di vita non si può restare puliti.” Un Rilassati e Leggi! – il motto del Club – a Beatrice Masini e al suo romanzo, che le Accanite Lettrici consigliano… accanitamente. Serena Mazzurana

5 maggio 2017 “Venerdì d’autore” con Beatrice Masini

  Beatrice Masini presenta I nomi che diamo alle cose (Bompiani, 2015) a Venerdì d’autore il 5 maggio 2017 alle ore 20:45 Venerdì 5 maggio alle ore 20:45 presso la Sala Zanotto in Villa Brenzoni Bassani a Sant’Ambrogio di Valpolicella (ex quartiere fieristico in Viale del Marmo) si terrà il Venerdì d’Autore organizzato dall’Associazione Botta&Risposta con il Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori e il Patrocinio della Provincia di Verona e del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Sarà ospite la scrittrice Beatrice Masini che presenterà il libro I nomi che diamo alle cose, edito da Bompiani nel 2015. Un romanzo che parla della cura degli altri e delle cose, di madri buone e figli cattivi o viceversa, di vino, di cani e fantasmi, del peso da dare a ciò che si fa e alle parole che si scelgono per definirlo. Da non perdere! Ad introdurre la serata sarà Roberta Cattano, traduttrice, presidente dell’associazione Botta&Risposta e coordinatrice del Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori. Dialogherà con l’autrice Mariapia Veladiano, scrittrice già ospite del Venerdì d’autore. Leggeranno le Accanite Lettrici. L’ingresso alla serata è gratuito e accessibile fino a esaurimento posti. Sarà possibile acquistare il libro e farlo firmare dall’autrice. Al termine vi sarà una degustazione di vini selezionati dall’Azienda Tedeschi, che racconterà al pubblico la passione di una famiglia che produce vini potenti, eleganti e dotati di grande personalità e tipicità. Un piccolo buffet sarà, inoltre, offerto dalla Pasticceria La dolce Linea di Sant’Ambrogio di V.lla. Un ringraziamento va alle persone che per puro amore della cultura continuano a impegnarsi per la realizzazione del Venerdì d’autore e la creazione di nuove visioni di storyreading. Un Rilassati e leggi a tutti!

Lo zen e l’arte di andarsene in punta di piedi

Ho appena letto che è morto Robert M. Pirsig, lo scrittore americano ricordato soprattutto per il suo longseller Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (1974). Nella mia libreria c’è, tradotto da Delfina Vezzoli nell’edizione gli Adelphi del 1990. Ed è in quell’anno che l’ho letto. Di tempo ne è passato ma mi è rimasto il ricordo di una lettura profonda, intensa e magnetica. Io non ho mai posseduto una moto e non ho mai fatto un viaggio in moto. Eppure. Adesso è qui sulla mia scrivania. L’ho sfogliato e tra le pagine ho trovato la mia carta di imbarco di uno dei tanti voli che da Verona mi hanno spesso portato a casa, nella mia prima casa, facendomi atterrare a Catania e poi proseguire lungo la litoranea – l’Orientale Sicula SS 114 – fino a Lentini. Ho continuato a sfogliare e pian piano è riaffiorato il ricordo di pagine dense e malinconiche dove l’autore non si limita al resoconto di un viaggio – quello di un padre e di un figlio – ma si traducono in una sorta di metafora della vita. Ho ritrovato anche questa frase sottolineata a matita: “Vivere soltanto in funzione di una meta futura è sciocco. È sui fianchi delle montagne, e non sulla cima, che si sviluppa la vita. Ma evidentemente senza la cima non si possono avere i fianchi. È la cima che determina i fianchi. E così saliamo…” (pp.203-204). Rilassati e leggi! M. Roberta Cattano

I finalisti del Premio Strega 2017

Siamo giunti a una nuova edizione del Premio Strega, in Italia riconosciuto come tra i più importanti e influenti premi per la carriera di ogni autore/autrice di libri. Abbiamo i nomi! Ecco i dodici semifinalisti: Teresa Ciabatti con La più amata (Mondadori), Paolo Cognetti con Le otto montagne (Einaudi), Marco Ferrante con Gin tonic a occhi chiusi (Giunti), Wanda Marasco con La compagnia delle anime finte (Neri Pozza), Chiara Marchelli con Le notti blu (Perrone), Monaldi&Sorti con Malaparte. Morte con me (Baldini&Castoldi), Matteo Nucci con È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie), Ferruccio Parazzoli con Amici per paura (SEM), Nicola Ravera Rafele con Il senso della lotta (Fandango Libri), Alberto Rollo con Un’educazione milanese (Manni), Marco Rossari con Le cento vite di Nemesio (e/o) e Vanni Santoni con La stanza profonda (Laterza). Tra i più quotati troviamo Paolo Cognetti, che il Club delle Accanite Lettrici ha incontrato in occasione del Venerdì d’autore – l’evento letterario legato al Club – con Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) e con Le otto montagne (quest’ultimo in collaborazione con Pensiero Visibile). Ma anche Vanni Santoni è stato ospite di Venerdì d’autore prima con In territorio nemico (minimum fax) e poi con Terra ignota (Mondadori), quest’ultimo presentato in occasione di LibrarVerona. Questa edizione sembra essere, oltretutto, ricca di novità. Infatti, circa le modalità di votazione verranno inseriti – oltre ai consueti 400 Amici della domenica e 40 lettori selezionati dalle librerie indipendenti – anche 20 voti collettivi da scuole/università e quindici circoli di lettura dalle Biblioteche di Roma, oltre ai 200 voti espressi da studiosi e intellettuali italiani e stranieri all’estero. Per un totale di ben 660 votanti! Negli ultimi cinque anni, il Premio Strega è stato vinto da Alessandro Piperno con Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (2012), Walter Siti con Resistere non serve a niente (2013), Francesco Piccolo con Il desiderio di essere come tutti (2014), Nicola Lagioia con La ferocia (2015) e da Edoardo Albinati con La scuola cattolica (2016). Il comitato direttivo del Premio è presieduto da Melania G. Mazzucco (vincitrice, per altro, del Premio nel 2003 con Vita) e composto da Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Ernesto Ferrero (vincitore nel 2000 con N.), Simonetta Fiori, Alberto Foschini, Paolo Giordano (vincitore nel 2008 con La solitudine dei numeri primi), Gabriele Pedullà, Stefano Petrocchi, Marino Sinibaldi e Giovanni Solimine. Mercoledì 5 giugno verranno annunciati i cinque finalisti, in attesa della proclamazione ufficiale del 6 luglio a Roma. Tanti libri da leggere e un evento da non perdere, che noi segnaliamo accanitamente! Rilassati e Leggi! Serena Mazzurana Fonte: qui

Di conferenze, lettura, incontri e parcheggi

Lo scorso venerdì pomeriggio sono andata a una conferenza sulla lettura alla Biblioteca Civica di Verona. Sono arrivata giusto in tempo e la sala che ospitava la conferenza era già gremita di giovani studenti e persone interessate. Neanche un angolino dove mettersi ad ascoltare in piedi (due ore), figuriamoci una sedia. Sono lì che mi guardo attorno, quando un’addetta della biblioteca mi fa cenno che avanti ci sono due sedie libere. Mi avvio svelta. Posto in prima fila. È un segno. Per me che credo ai segni. Appena mi siedo, un signore si gira verso di me e mi dice con tono garbato: «Ha un buon profumo, complimenti.» Lo ringrazio, anche perché sembra uno spontaneo e sincero apprezzamento. Allora gli chiedo cosa lo avesse portato alla conferenza, di cosa si occupava. Lui mi risponde che è stato un enologo e ovviamente sa cogliere molte sfumature olfattive di moltissime sostanze. Alla conferenza però è venuto perché interessato alla lettura digitale: «A me il Kindle mi ha cambiato la vita: prima non leggevo adesso leggo tanto, soprattutto saggi, ed è un modo pratico di portarsi dietro tantissimi libri.» Infatti, il titolo della conferenza era “Schermo nero, pagina bianca” e aveva come punto centrale la dicotomia tra analogico e digitale, vera o presunta. Gli interventi dei relatori oltre al tema in oggetto avevano un tratto comune: l’espressione del dubbio, che induce lo studioso a procedere con passi cauti nell’analisi e nella ricerca di definizioni. Diversi gli argomenti toccati che mi hanno fatto riflettere su alcune tematiche legate alla lettura. Citerò soltanto alcuni pensieri dei relatori trascritti velocemente sul mio quadernino. Il libro cartaceo ha sempre subito degli adattamenti, restando al passo con la “tecnologia” e ha sempre adattato la sua struttura anatomica tradizionale, la pagina, alla leggibilità, in risposta alle leggi del cambiamento. La pagina rimane la principale via d’accesso alla lettura e al sapere. La lentezza di girare una pagina e pensare mentre il digitale velocizza il gesto, ma lascia spazio ad altre “aperture”. La tecnologia oggi ci fa scrivere e leggere più che nel passato. L’uso degli smartphone ha modificato le relazioni sociali, non ci si telefona quasi più, ci si scrive e questo modifica senz’altro l’uso del nostro tempo. L’apprendimento per immagini è più diffuso: guardare è più facile che leggere. La lettura sebbene abbia subito delle metamorfosi non si è mai velocizzata e richiede concentrazione e tempo, una immersione profonda… E forse è qui la qualità che bisognerebbe preservare. Studiare una chiave di accesso per mantenere una profondità di lettura. Anche nella lettura condivisa ad alta voce, che facciamo con il Club delle Accanite Lettrici, nei laboratori di lettura in biblioteca con NoiSuperlettori, e in quelli nelle classi con Venerdì d’autore a scuola. Si partecipa, nascono le idee, si migliorano i progetti. Il signore seduto accanto a me è scappato via prima dell’ultimo intervento. Poco dopo, anch’io sono dovuta fuggire, l’imperscrutabilità del quotidiano imponeva il ritorno all’auto, parcheggiata per una sosta di massimo due ore! Bisognerebbe sincronizzare il tempo dei parcheggi e delle conferenze. Ma la tecnologia mi viene in aiuto, corro a scaricare l’app per il pagamento col telefono! Alla conferenza Schermo nero Pagina bianca sono intervenuti (in ordine alfabetico): Federica Fioroni Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia “Lettura e Neuroscienze” Federica Formiga Università degli Studi di Verona “Il lettore da Gutenberg a Zuckerberg” Alberto Raise Biblioteca Civica di Verona “Investire nella lettura fin da piccoli” Giovanni Solimine Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ “Fare rete con la lettura” Maurizio Vivarelli Università degli Studi di Torino “La lettura nella filiera del libro. Modelli, pratiche, prospettive di analisi”

Le Accanite Lettrici a Torino – Indie Nights #2

Capita rare volte di trovarsi nel posto giusto con le persone giuste. A me è capitato con le accanite lettrici e gli accaniti lettori durante la trasferta al Circolo dei lettori di Torino in occasione della serata Indie Night(s) dedicata a Fernanda Pivano. È l’amore per i libri e per la lettura che ci ha fatto arrivare fin lì, proprio come ha dichiarato una volta Fernanda Pivano: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli…». L’accoglienza da parte del Circolo è stata tra le più calorose e amichevoli in ogni dettaglio, grazie all’ospitalità di Valentina Favore che ci ha presentato alla direttrice, Maurizia Rebola. Con loro abbiamo scambiato impressioni ed esperienze, e la nostra ammirazione e, devo ammetterlo, genuina invidia per ciò che il Circolo riesce a proporre ai suoi lettori si è manifestata con allegra e informale condivisione. Arrivati a Palazzo Graneri della Roccia, ci siamo accomodati nella meravigliosa Sala Filosofi: c’era un tavolo riservato, al quale ci siamo intrattenuti per un piacevole aperitivo. La serata è proseguita nella Sala Grande, dove abbiamo apprezzato la performance dedicata a Fernanda Pivano con Davide Ferraris, Orlando Manfredi e Paolo Cognetti, a cura di Davide Ferraris, Sara Lanfranco e Francesca Marson. Anche qui c’erano le sedie riservate al gruppo di lettura della Valpolicella. A termine della serata le accanite lettrici e gli accaniti lettori erano tutti entusiasti per l’atmosfera e la passione trasmessa dai protagonisti dell’evento. Ho lasciato Palazzo Graneri della Roccia, con la sensazione di portare con me un carico di bellezza unico, per le persone che ho incontrato, per quelle che mi hanno accompagnato e perché quando si parla di libri e letteratura si profilano sempre affascinanti orizzonti di storyreading. Il giorno seguente, la visita alla città è continuata all’insegna dell’amicizia. Massimo, amico dell’accanito lettore Filiberto, ci ha guidati per una lunga passeggiata, toccando i luoghi di maggiore interesse. Una persona preparata, generosa e disponibile come poche. Gli aneddoti legati a questa prima trasferta del Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori, sono diversi, allegri e particolari, tra tutti quello di un’accanita lettrice che è stata incoraggiata a venire con noi a Torino ricevendo in regalo dalla sua famiglia una giacca e una camicia primaverili, “perché è bella questa tua passione per i libri”. Rilassati e leggi! M. Roberta Cattano

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