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Le Accanite Lettrici e La Signora dei Filtri

Non solo letture. Non solo venerdì d’autore. Pur sempre libri. Pur sempre passione per la lettura. Siamo state orgogliose e contente per aver incontrato Chiara Pugliese, radioblogger di La Signora dei Filtri. L’affinità tra il nostro Club e La Signora dei Filtri, che Chiara ha riconosciuto subito, risiede proprio nella natura corale e nell’amore per i libri. La Signora dei Filtri, definita dai suoi stessi redattori come “uno slow-blog a più voci che non sta sul pezzo ma riflette con calma, comunicando agli altri il suo mondo, la sua visione multiforme e sfaccettata”, spazia dalle recensioni e valutazioni di libri ad articoli e profonde riflessioni di carattere culturale. Un incontro tra queste due realtà, quindi, che è avvenuto in maniera del tutto spontanea e naturale, in un dialogo aperto e conviviale come nelle nostre serate accanite. In questa intervista io ed Emy abbiamo avuto l’opportunità di parlare delle attività del Club oltre che di libri, tanto di quelli letti accanitamente durante le edizioni quanto di quelli che ci hanno appassionato e quindi proposti da noi come consigli di lettura. Chiara, da anni conduttrice di programmi radiofonici che si occupano di libri, è stata estremamente gentile e paziente per questa prima nostra radio-intervista, mettendoci subito a nostro agio. Abbiamo quindi formalmente invitato Chiara ad unirsi ad uno dei prossimi Venerdì d’Autore, non vediamo l’ora di conoscerla anche di persona! Con un grazie nuovamente a Chiara e a La Signora dei Filtri, vi invitiamo ad ascoltare qui la nostra radio-intervista. Trovate qui di seguito i link del blog e della pagina facebook, che vi consigliamo (accanitamente) di seguire. La Signora dei Filtri Blog Pagina Facebook     Un Rilassati e Leggi! a tutti! Serena Mazzurana

Dediche accanite

A volte accadono incontri che non avresti mai detto, persone che non avresti mai pensato, chiacchierate che non avresti mai immaginato. L’ultimo Venerdì d’autore con gli ospiti Sara Reggiani e Leonardo Taiuti della casa editrice Black Coffee ha lasciato un segno importante – ha battuto la neve di marzo! – che vogliamo ancora una volta condividere con voi. Qui di seguito vi presentiamo alcune delle dediche che Sara e Leonardo ci hanno firmato al termine della serata. E se vi sembrano le parole di persone semplici, genuine e spontanee… Be’, è proprio così!   Un saluto grande grande a Sara e Leonardo e un grazie alle Accanite che hanno deciso di condividere con noi queste foto!     Un Rilassati e Leggi! a tutti! Serena Mazzurana

Venerdì d’Autore con Black Coffee

Vi vogliamo raccontare questo Venerdì d’Autore diverso dal solito e decisamente un po’ strano – la neve a Marzo ha obiettivamente sempre un suo perché. Nel corso della serata, in Villa Bassani il 2 Marzo 2018, abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, i traduttori della raccolta di racconti “L’ospite d’onore” di Joy Williams e fondatori della casa editrice Black Coffee. I due, coppia tanto nella vita quanto nel lavoro, hanno intavolato, assieme a Roberta Cattano – Presidente del Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori e dell’Associazione Botta&Risposta – e Francesco Tacconi, una conversazione davvero stimolante che ci ha permesso di avvicinarci un po’ di più all’autrice della raccolta Joy Williams e al lavoro di traduttore ed editore. Ad accogliere i due ospiti una neve insolita che, per fortuna, non ha frenato i volenterosi che hanno partecipato all’evento. A noi, comunque, non ha mai fatto paura! Traduzione come passione, come vocazione. Un lavoro che richiede tempo, dedizione e umiltà. Soprattutto umiltà. L’umiltà di chi non ha voce ma la dà all’altro. «Non so, devi avere il carattere giusto per farlo perché è un lavoro che ti chiede di stare dietro le quinte. […] siamo al servizio di parole che altri hanno già scritto, per questo dobbiamo essere umili», ha detto Sara, parlando del lavoro di traduttore. L’esperienza insegna. Ogni cosa, alla fine, torna. E nel lavoro di traduttore non c’è nulla da escludere. Un traduttore può essere bravissimo nella traduzione del testo ma la trascrizione di alcune attività, come lo sport, può risultare errata, ci sono contesti che richiedono un linguaggio appropriato. «Mi è capitato di dover correggere una traduzione impeccabile, dove le parti del football erano completamente sbagliate, perché chi ha tradotto non aveva idea di cosa fosse, non lo seguiva, non lo ha studiato, o non conosceva nessuno che ne sapesse qualcosa» afferma Leonardo, che ha iniziato la sua carriera traducendo riviste di fitness da ex sportivo. E poi, il salto nel vuoto. Uno spaventoso, bellissimo salto nel vuoto. È così che Black Coffee, precedentemente collana americana di Edizioni Clichy, è diventata una casa editrice indipendente. Un’avventura che ha richiesto – e richiede tutt’ora – tempo, sacrificio ma anche tanta, tantissima passione. Un’avventura che ci ha permesso di avvicinarci alla scrittrice nordamericana Joy Williams, con “L’ospite d’onore”. Una raccolta di una quarantina di racconti, spigolosa, che fa riflettere, una raccolta impegnativa, una di quelle che alla fine di ogni racconto getteresti il libro fuori dalla finestra, che poi torni però ad aprire per sottolineare una frase o una parola che ha la forza di una lampo di luce che illumina un istante di verità. E questo a noi è piaciuto tantissimo! Abbiamo chiesto, poi, a Sara e Leonardo, com’è andata con l’autrice – in genere sono in contatto con gli autori che traducono proprio per avvicinarsi di più al testo e interpretarlo al meglio. E… Be’, non è andata esattamente come previsto. «Lei è proprio un’eremita, non ha il telefono, non ha il computer, comunica solo via fax, gira con il furgoncino e i due pastori tedeschi nei vari college per insegnare l’arte della forma breve. Era impossibile parlarci. Tante volte abbiamo chiesto all’agente di poterla contattare e semplicemente non era possibile. Abbiamo quindi cercato di rispettare il più possibile quello che avevamo sulla pagina» ha raccontato Sara. La difficoltà della traduzione dei suoi racconti, in particolare, stava proprio nei finali delle storie, che spesso lasciano a bocca aperta alla ricerca di un’interpretazione, di un particolare in grado di rendere evidente la conclusione. Vi lasciamo qui di seguito l’esempio che, durante la serata, ha riportato Leonardo. Magari farà riflettere anche voi! «Non sarebbe più stato come l’ultima volta, quando aveva appreso della morte di Harry, per quanto dentro di sé sapesse che il passato altro non era che il presente nel futuro cui apparteneva.» (Dal racconto “Marabù”) Si è parlato, poi, di letteratura consolatoria. Ad introdurre l’argomento ci ha pensato Francesco Tacconi, ponendo la domanda: «Come scegliete i testi e cosa ne pensate di questa letteratura consolatoria – quella letteratura i cui finali mettono in pace?». La selezione è molto semplice: Sara e Leonardo si recano ogni anno in America, ai festival di editoria indipendente, parlano con gli autori, con gli americani e spesso sono proprio loro a consigliare gli autori che al momento descrivono meglio l’America di oggi. Il libro, d’altra parte, deve interessare subito. «Noi cerchiamo, si inizia a leggere, se dopo una cinquantina di pagine il libro non mi ha già preso a gomitate rimane lì dov’è. Cerchiamo più che altro libri che non dicano niente di assurdo ma che lo dicano da punti di vista che non ci sembra siano ancora stati presi in considerazione» ha affermato Sara. Ponendo l’attenzione sulla letteratura consolatoria, invece, si è dibattuto sul modo di descrivere la provincia americana di oggi. Partendo dal tipo di narrazione di questi tempi la provincia americana sembra essere descritta come un posto dove tutti vanno d’accordo, si è tutti amici, un posto, in qualche modo, confortante. Non è così. Come da giovani, del resto, «[…] non si sta bene in provincia, è una scelta stare in provincia. In generale per me l’arte non può essere consolatoria per definizione, se è così non me faccio niente». L’ultimo punto trattato, come da tradizione, è stato la copertina. Perché noi, al Club, prima di iniziare a leggere, osserviamo la copertina e cerchiamo di interpretarne il senso, oltre a fare una prima stima sul grado di apprezzamento della grafica. Non potevamo, quindi, non chiedere a Sara e Leonardo il lavoro di progettazione della copertina del libro “L’ospite d’onore” di Joy Williams. La risposta di Sara, dunque, è stata questa: «La copertina è la prima cosa che vede una persona, mi fa molto arrabbiare quando compro un libro, lo leggo e trovo che la copertina non solo non c’entra niente ma è anche fuorviante o banalizzante. […] In questo caso volevo che ci fosse un animale perché in questa raccolta di animali ce ne sono tanti, soprattutto i cani. […] Così abbiamo

2 Marzo 2018 “Venerdì d’autore” con Black Coffee

Sant’Ambrogio di Valpolicella – Venerdì 2 Marzo 2018. Ore 20:45. Alla Sala Zanotto di Villa Bassani verrà presentata la raccolta di racconti L’ospite d’onore (Edizioni Black Coffee) della scrittrice nordamericana Joy Williams. La serata sarà organizzata dall’Associazione Botta&Risposta e dal Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori con il patrocinio della Provincia di Verona e del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Ospiti saranno i traduttori della raccolta e fondatori della Casa Editrice Black Coffee, Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, che dialogheranno con Roberta Cattano (Presidente Associazione Botta&Risposta e del Club delle Accanite Lettrici e Lettori) e Francesco Tacconi. Una novità per il Club che, per la prima volta, ha scelto un’autrice straniera per la nuova edizione di lettura. L’ospite d’onore non è che una raccolta dei racconti composti dall’autrice nel corso degli anni, all’interno dei quali il lettore riesce perfettamente a captare il sentimento di difficoltà nel trovarsi di fronte ai cambiamenti e alle perdite. Durante la serata verranno letti dalle Accanite Lettrici alcuni brani scelti della raccolta. Al termine, verrà offerto un piccolo Buffet dalla Pasticceria La Dolce Linea e una degustazione di vini proposta dalla cantina vinicola Aldegheri.

Gli accaniti incontri stanno per tornare!

Care Lettrici, Cari Lettori, ebbene sì! Gli Accaniti Incontri stanno per tornare e alla grande, anzi, grandissima! Per questa prima edizione del 2018 abbiamo scelto un libro davvero interessante che, come vedrete subito, è molto diverso dalle letture fatte fino ad oggi. Ci siamo spinti un po’ oltreoceano e abbiamo pensato potesse essere cosa buona e giusta proporvi “L’ospite d’onore” di Joy Williams (considerata un’eccellenza del racconto americano) nella traduzione di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, fondatori della casa editrice BlackCoffee. Si tratta di una raccolta di racconti composti dall’autrice nel corso degli anni e che siamo sicuri potranno catturarvi così come hanno convinto noi!   Che altro dire… Per scoprirlo vi aspettiamo numerosi il 22 Gennaio, ore 21:00, alla Biblioteca Comunale di Sant’Ambrogio di Valpolicella per il primo incontro di lettura durante il quale sarà possibile iscriversi alla nuova edizione, oltre che al tesseramento se non l’avete già fatto! Qui di seguito vi riportiamo le date di tutti e sei gli incontri: 22 Gennaio – 29 Gennaio – 5 Febbraio – 19 Febbraio – 26 Febbraio – 5 Marzo Vi anticipiamo già che venerdì 2 Marzo 2018 ci sarà il consueto appuntamento del Venerdì d’Autore dove incontreremo i traduttori Sara Reggiani e Leonardo Taiuti!     Un Rilassati e Leggi! a tutti!   Serena Mazzurana  

Gli accaniti auguri di Natale

In occasione delle festività natalizie, abbiamo pensato di darvi due accaniti consigli di lettura che potranno certamente tenervi compagnia tra una fetta di pandoro (o panettone, se preferite) e l’altra!   Come primo consiglio vi suggeriamo LEI di Mariapia Veladiano (Guanda, 2017)   Come secondo consiglio, invece, vi suggeriamo CENT’ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel Garcìa Màrquez, nella nuova traduzione di Ilide Carmignani (Mondadori, 2017)   Accaniti auguri di Buon Natale a tutti voi…e buone Accanite Letture, naturalmente!     Rilassati e Leggi! Il Direttivo

Il terzo tempo al Venerdì d’Autore

Venerdì 24 novembre abbiamo incontrato in Villa Bassani a Sant’Ambrogio di Valpolicella Lidia Ravera, autrice del libro Il terzo tempo, edito da Bompiani. La serata è stata introdotta da Roberta Cattano, Presidente del Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori e dell’Associazione Botta&Risposta, che ha presentato l’autrice al pubblico. Assieme a Lidia Ravera ospite al Venerdì d’Autore anche Beatrice Masini – già presente all’evento della precedente edizione con il romanzo I nomi che diamo alle cose edito da Bompiani, che ha dialogato con l’autrice attraverso alcune frasi e parole che richiamavano l’attenzione al libro. Si è partiti con la parola tempo, con Vecchiaia. Istruzioni per l’uso. È emersa la vocazione pedagogica dell’autrice, come poi affermerà lei stessa, che l’ha sempre in qualche modo portata a interrogarsi su come affrontare quel periodo della vita che fa paura a molti, che segna inevitabilmente un punto di svolta o l’inizio della fine. «Mi ha sempre terrorizzata fin dai dodici anni, invece ho scoperto che non è poi così malvagio. Penso di aver capito come surfare sulle onde della vecchiaia senza farsi sbattere contro gli scogli, senza farsi risucchiare dalla marea.» E la sua vocazione nasce proprio da lì, nasce dalla voglia e in qualche modo anche dalla necessità di dover condividere con gli altri qualcosa che è riuscita a capire bene. Il tempo è deviante e richiede impegno, anche per non perdere se stessi. Non è qualcosa da cui scappare ma qualcosa insieme a cui imparare a correre. Invecchiare bene, invecchiare male. La cosa importante è che invecchiare è inevitabile e noi abbiamo due possibilità: accettarne i cambiamenti e surfare sulle onde del tempo oppure rimanere a riva. Così farà anche Costanza, la protagonista del romanzo, che se pur con qualche discussione e ostinazione su quanto l’invecchiare porti inevitabilmente a dei cambiamenti, accetta la condizione nella quale si trova e cerca di tirarne fuori il meglio che può, con quel che può. Una dimostrazione tangibile lo è il convento che cerca di risanare a luogo in cui riunire i compagni di una volta, gli adolescenti di una volta, un posto in cui “invecchiare bene”, in cui sognare una “seconda adolescenza”. Nel romanzo si ritrovano alcuni luoghi evocativi molto importanti, come Civita di Bagnoregio, luogo in cui si trova il convento, e con cui l’autrice è venuta a contatto durante il suo lavoro da Assessore nella regione Lazio. Luoghi che spesso invocano l’ambientazione di un romanzo anche semplicemente a prima vista, come nel caso di questa storia. «Entri in un luogo così e hai il senso della bellezza della fine. Questi luoghi simbolici aiutano molto in un romanzo. Quindi ho pensato che se Costanza avesse visto un luogo così avrebbe capito che gli antichi compagni degli anni ’70 andavano bene messi lì.» Non solo “vecchiaia”, ma anche confronto con la giovinezza. Non a caso, infatti, troviamo personaggi come Chelsie, che con il figlio entrano a far parte della vita di Costanza. Costanza non teme il confronto, non è invidiosa e non pretende di insegnare nulla ai giovani. «Quando vede Chelsie con il bambino prova una sincera ammirazione […]. Io sono contraria alla chirurgia estetica», afferma l’autrice. «I cliché sulla vecchiaia sono il motivo per cui passiamo tutta la vita ad avere paura della vecchiaia e, quando ci vediamo vecchi, abbiamo paura di noi stessi». Un altro dei punti affrontati nel corso della serata è stato poi quello della copertina. Anche noi, durante le serate di lettura, ci soffermiamo per parlarne ed analizzarne le emozioni che trasmette. Sapere poi come nasce è, in qualche modo, una nuova storia da ascoltare. E in questo caso è accaduto in modo del tutto casuale, sfogliando semplicemente una rivista. La copertina, in questo caso, è nata da un dettaglio, una semplice foglia secca che rimane intatta conservando i segni di un tempo che non si arrende al suo scorrere. Nel romanzo sono anche presenti alcune figure maschili tra cui Dom, l’ex marito di Costanza, e Matteo, suo figlio. Dom sarà poi fondamentale per la crescita della nuova Costanza, con la convinzione che nella vita si può anche non smettere mai di crescere. Infatti, «Uno pensa che quando invecchia ha cambiato verbo e invece io penso che i due verbi possano coesistere. Si può crescere invecchiando, si può crescere da vecchi, così come si può anche non crescere da giovani. […] E poi ci sono quelli che crescono fin quando hanno un piede nella fossa perché ogni giorno imparano una cosa nuova, perché ogni giorno lavorano su di sé e ottengono qualcosa di più». Si è parlato poi di figli, di maternità, sottolineando l’importanza dell’inizio come qualcosa di entusiasmante, così come lo è stato anche per l’autrice. Avere figli che fanno libri significa avere la letteratura come punto d’incontro. Lidia Ravera, infatti, ha poi scherzato dicendo: «Io ho letto da piccola Beauvoir che diceva “le donne si dividono in donne che fanno figli e donne che fanno libri”, quindi mi aspettavo di non fare figli perché comunque i libri io li volevo fare fin da piccola. Poi quando mio figlio è diventato scrittore ho capito che avevo risolto questo conflitto». Anche la stesura stessa del romanzo richiede tempo. Il tempo, qui, vuole la sua parte. Un tempo che si divide a metà: la prima parte, forse quella più difficile, quella che prevede l’inizio – con una scaletta che la maggior parte delle volte viene gettata via – e la seconda parte, che invece si scrive da sola, quando ormai tutti i personaggi sono stati delineati e le storie intrecciate per bene. «Mi piace scrivere dei libri che servono a qualcosa» afferma l‘autrice. «Faccio ridere, faccio piangere, faccio rispecchiare nei miei personaggi». E forse è proprio a questo che serve il romanzo: a capire che il tempo non è una prigione nella quale incastrarsi una vota arrivati al “terzo tempo” ma un andare incontro ai cambiamenti senza drammatizzarli. Per citare il romanzo, appunto: “Quando si è giovani, si è giovani più o meno tutti nello stesso modo. Vecchi, se si

24 novembre “Venerdì d’autore” con Lidia Ravera

Sant’Ambrogio di Valpolicella – Venerdì 24 Novembre 2017. Ore 20:45. Villa Bassani apre le porte all’evento “Venerdì d’Autore” con il nuovo romanzo di Lidia Ravera, Il terzo tempo, edito da Bompiani. L’organizzazione è a cura dell’associazione Botta&Risposta e il Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori, con il Patrocinio della Provincia di Verona e del Comune di Sant’Ambrogio di V.lla. e prevede la partecipazione della scrittrice Beatrice Masini.  Dopo l’introduzione di M. Roberta Cattano, presidente dell’Associazione Botta&Risposta e del Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori, seguirà un dialogo aperto tra l’autrice e l’ospite Beatrice Masini, alla scoperta di quel periodo della vita, la vecchiaia definita appunto “terzo tempo”, in cui la persona si trova sì fragile ma allo stesso tempo capace ancora di fare, spinta dalla volontà di godersi al meglio ogni istante. Ed è proprio così che sceglie di vivere Costanza, la protagonista del romanzo, capace – o nel tentativo di – saper divenire. L’ingresso è gratuito e accessibile fino ad esaurimento posti. Sarà inoltre possibile l’acquisto del libro e, al termine della serata, è previsto un firmacopie con l’autrice. Saranno presenti anche l’azienda vinicola Albino Armani che predisporrà una degustazione dei loro vini e la Pasticceria La Dolce Linea, che offrirà un piccolo buffet dolce e salato.

Le accanite letture ripartono dal Terzo Tempo

Ci piace, di tanto in tanto, sognare in grande. E stavolta… Iniziamo in grande! Il libro che presentiamo oggi, 9 Ottobre, ci accompagnerà per i sette incontri di lettura che verranno e siamo davvero, davvero felici di condividerlo con voi. Si tratta dell’ultimo romanzo di Lidia Ravera, “Il terzo tempo“, edito da Bompiani. Una storia ispirata, che tratta il tema della vecchiaia con semplicità ma con la consapevolezza che nella vita bisogna saper divenire, lasciandosi guidare dagli eventi ma senza arrendersi ad essi. Qui il tema della vecchiaia non viene affrontato come, secondo gli stereotipi, qualcosa di negativo come se, volendo andare per modi dire, si avesse già “un piede nella fossa”. Al contrario, chiunque si trovi in quella fase della vita, ha il sacrosanto diritto quasi di rinascita, un punto fermo da cui partire per godersi quelli che forse sembrano essere gli anni migliori, per comprendere, apprendere e mettere in pratica. Come afferma la stessa autrice in un’intervista a ilLibraio.it, del resto, «a 65 anni se ne hanno altri 25 davanti». Vi proponiamo dunque qui sotto la trama del libro, sperando di riporre in voi la stessa curiosità che ha ispirato noi nel sceglierlo! “Costanza non è vecchia però presto lo sarà. Convinta che il terzo tempo sia da vivere pienamente, senza mai smettere di cercare la felicità, ne scrive con spirito battagliero in una rubrica. “Insegno malinconia positiva. Soffrire da vecchi è la regola. Soltanto i vecchi sono quelli che stanno bene”. Quando eredita dal padre un austero ex convento a Civita di Bagnoregio si lascia prendere da un progetto vagamente sconsiderato: radunare in quella casa bella e nuda, incastonata in un luogo simbolico che si sfalda lentamente, i compagni con cui giovanissima ha condiviso a Milano la vita e l’impegno politico, per ricreare una comune, una famiglia larga in cui spartire gli affanni e discutere del futuro perchè un futuro c’è sempre, fino alla fine dei giochi. E’ un tentativo di tornare all’età delle illusioni, “la leggenda d’aver ragione che ha nutrito la nostra seconda infanzia”? Energica, accentratrice, un po’ egoista, Costanza è il magnete da cui tutti finiscono per essere catturati: gli amici di un tempo, con i loro dolori, le rivalse, i fallimenti; il compagno di una vita, Dom, che lei ha scelto di allontanare ma che la sorveglia con la tenacia di un’affettuosa sentinella; il figlio Matteo, che cova da grande distanza un suo carico di pena. Mentre tutti convergono su di lei, Costanza si sente soffocata dall’enormità del suo disegno. Riuscirà a portarlo a compimento? E’ proprio sicura di volerlo? E che cosa succederà? Un romanzo di pensiero e d’azione, disordinato, contraddittorio e vivido come la vita. Lidia Ravera ha pubblicato con la stessa casa editrice “Gli scaduti” (2015) e “Piangi pure” (2013). E’ scrittrice e giornalista italiana e Assessore alla Cultura della Regione Lazio dal 2013. Riprendiamo così la nostra attività di lettura, tutti i lunedì a partire da oggi, 9 Ottobre, alla Biblioteca Comunale di Sant’Ambrogio di Valpolicella dalle ore 21:00. Saremo in compagnia di libri, di vino, di tisane e di voglia di condividere un’esperienza tanto formante quanto coinvolgente e molto spesso gratificante! Diciamocelo… Non potete proprio mancare! Rilassati e Leggi! Serena Mazzurana

Chiedi perdono

Inshallah è la parola magica di Lily. Appartiene a un linguaggio che, come ben sa, non bisogna utilizzare di giorno se non in caso di emergenza. Perchè le parole sono come i desideri di un genio: non vanno sprecate. Lily non ha nemmeno una comprensione rudimentale dell’arabo; per lei è qualcosa di onirico. La sera,  a letto, quando le luci sono spente da un pezzo, lei e Frances parlano quella strana lingua. La loro lingua da letto. Frances usa espressioni che ricorda a metà e racconta frammenti di antiche storie, intrecciandole a brani di canzoni, riempiendo le molte lacune con parole di sua invenzione che si avvicinano al suono della lingua della Patria Lontana della mamma. Lily conversa con disinvoltura nella lingua inventata, senza sapere quali parole sono autentiche, quali inventate, quali ibride. Il significato sta nella musica e nell’intimità del loro letto-tappeto magico. Mille e una notte. Ann-Marie Mac Donald Chiedi perdono Adelphi, 2002 traduzione: G.Granato in copertina: Winslow Homer, Crepuscolo (1881-1907) consigliato accanitamente da Emy Ceravolo    

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